Trattenere gli studenti internazionali

Trattenere gli studenti internazionali dopo la laurea

Trattenere gli studenti internazionali dopo la laurea serve?

Come ha riferito The Pie il 16 gennaio 2020, la Danimarca ha annunciato cinque nuovi progetti. L’obbiettivo è quello di aumentare la propria capacità di trattenere sul proprio territorio i laureati internazionali, dopo che hanno conseguito la laurea.

Il governo danese al momento della pubblicazione dello studio ha dichiarato: “Dopo la laurea, [gli studenti] non mettono sufficientemente a frutto la loro istruzione nel mercato del lavoro danese, e quindi rappresentano un grande costo per la società , in quanto vengono educati e formati a beneficio dei mercati del lavoro in altri Paesi”. Pare che il 42% dei laureati internazionali lasci il paese entro due anni dal conseguimento della laurea.

Il progetto mira a trattenere gli studenti internazionali e a educare i laureati stranieri su come funziona il mercato del lavoro danese. Inoltre, l’iniziativa comprenderà anche l’insegnamento della lingua danese.  L’uso di strumenti di mentorship, concentrandosi sul rapporto con la forza lavoro e sulla pratica durante gli studi e nelle occasioni di stage.

Chi paga per gli studi

La questione è molto pratica, ovvero se i contribuenti (danesi) debbano finanziare l’istruzione degli studenti stranieri. Specie se poi questi studenti non sono tenuti a rimanere nel Paese dopo la laurea.

In un contesto in cui i fondi statali si stanno inevitabilmente riducendo come componente del welfare state, anche nei Paesi del Nord Europa, tradizionalmente tra i più avanzati in seno alla UE, qualcuno comincia a porsi delle domande.

In Italia non esiste un sistema di questo tipo, e il collocamento di studenti internazionali è fondamentalmente lasciato alla buona volontà delle università. Nonché alla loro capacità di coinvolgere imprese private e pubbliche per tale finalità.

L’emploability in Italia

Da parte loro, le aziende non sono particolarmente interessate a trattenere gli studenti internazionali dopo la laurea che non parlano molto fluentemente italiano. Oggi i corsi in inglese rappresentano più del 20% del totale anche in Italia. Con l’aumento dei corsi universitari tenuti in inglese, sovente gli stranieri non sono automaticamente incoraggiati a imparare l’italiano. Un’azione che, ancora una volta, è lasciata alla buona volontà delle università.

Inoltre, la maggior parte delle volte un diploma italiano pagherà economicamente meglio l’investimento nel loro paese d’origine, o altrove in Europa.

Infatti, gli studenti internazionali in possesso di un diploma italiano hanno diritto a cercare lavoro per un anno intero dopo la laurea in tutto lo spazio Schengen.

Come ha dimostrato una recente ricerca, se gli studenti stranieri decidono di provare a lavorare in Italia, il 47,5% di loro dovrà accontentarsi di un lavoro di basso profilo.

Quindi anche per l’Italia forse i tempi sono maturi per un progetto simile a quello danese, che miri a trattenere sul territorio nazionale gli studenti stranieri che si laureano da noi.

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