Oggi le università stanno imparando sempre più come essere più incentrate e concentrate sugli studenti, a come essere più orientate al servizio al cliente, e a come migliorare i processi e utilizzare meglio i dati. Ma gli istituti di istruzione superiore sono veloci come dovrebbero nell’accelerare il processo di reclutamento?
In Italia, le università meglio attrezzate sono organizzate in due filoni principali: il primo è pensato per lo studente italiano, che fondamentalmente può iscriversi fino a pochi giorni prima dell’inizio del periodo di studio. Il secondo filone è per gli studenti internazionali, che seguono le “call” che gli istituti di istruzione superiore mantengono aperte a tale scopo. Le istituzioni che non fanno distinzioni, quelle che trattano i prospective student internazionali come gli italiani, di solito semplicemente non immatricolano un numero considerevole di studenti stranieri.
Poiché gli addetti alle immatricolazioni dovrebbero seguire quello che fa il marketing, e il marketing si sta trasformando letteralmente alla velocità della luce, i processi di ammissione devono essere riprogettati per rispondere all’unica necessità essenziale, che è la conversione delle domande in iscrizioni. Purtroppo ciò non vale per un buon numero di istituti di istruzione superiore (italiani), principalmente a causa della mancanza di risorse umane destinate alle unità di ammissione.
Le università stanno sempre più investendo nell’accogliere e far sentire a proprio agio gli studenti, nella consulenza, nella progettazione di nuovi corsi di laurea. Tuttavia, esse stanno ancora mancando di considerare appieno la necessità di razionalizzare il processo di immatricolazione.
La stragrande maggioranza dei prospective student internazionali utilizzano in primo luogo strumenti on line, ma non agenti o fiere (che mantengono un ruolo fondamentale nel branding internazionale di un’istituzione). Utilizzando strumenti on line, i prospective student si aspettano risposte immediate, che raramente sono garantite dagli atenei: quindi, a meno che quel potenziale studente non stia cercando solo un’opzione italiana (che è raramente il caso), si rivolgerebbero ad altri provider accademici.

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