Facebook al bando. Il 17 novembre, il governo delle Isole Salomone ha proposto di limitare l’accesso dei propri cittadini al social, così come riporta un articolo di “The “Diplomat”.
Il ministro delle Comunicazioni Peter Agovaka ha sostenuto che la piattaforma sarebbe stata vietata a causa dell’utilizzo di “linguaggi abusivi contro i ministri, il Primo Ministro, violenza e diffamazione di immagine”.
L’opposizione ha criticato duramente la presa di posizione del governo.
Non è la prima volta che Facebook è vietato da interi Stati: è assente dalla comunità dei social media in Cina, in Iran, in Corea del Nord, e a Naharu, vale a dire il 18% della popolazione mondiale.
In Cina, Facebook praticamente non funziona a seguito dei disordini di Ürümqi del luglio 2009. Questo perché gli attivisti per l’indipendenza dello Xinjiang usavano Facebook come parte della loro rete di comunicazione.
Dopo le elezioni del 2009, l’Iran ha bandito il sito web perché temeva che i movimenti dell’opposizione fossero organizzati sul sito web.
Inoltre, nell’aprile 2016, la Corea del Nord ha iniziato a bloccare Facebook. Presumibilmente, “una mossa che sottolinea la sua preoccupazione per la diffusione di informazioni online”.
La messa al bando di giganti dei social media di Silicon Valley nasconde più spesso un attacco diretto agli Stati Uniti. Anche se spesso viene salutata come un modo per proteggere il governo, o le frange più deboli della popolazione.

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