Italy: brains returning home

Brain drain: inversione di tendenza?

Brain drain: inversione di tendenza?

Secondo un articolo pubblicato lo scorso 8 gennaio dal New York Times, “molti” giovani lavoratori italiani sono sul punto di tornare a casa o lo hanno già fatto.

Questo, a causa dell’interruzione del lavoro all’estero causa COVID-19. Oppure grazie alla possibilità di organizzare riunioni e conferenze tramite piattaforme di riunione, come Zoom o altre.

L’Italia, riporta NYT, “insieme a Romania e Polonia, è tra i paesi europei che inviano il maggior numero di lavoratori all’estero […]”. Inoltre, la percentuale di italiani che vivono all’estero e che hanno una laurea è superiore a quella della popolazione generale italiana.

Tenendo conto del denaro che il Paese spende per la propria istruzione, la fuga di cervelli dall’Italia costa al Paese circa 14 miliardi di euro (circa 17 miliardi di dollari) ogni anno. Questi i dati riportati da Confindustria.

In un regime di frontiere aperte come quello concesso dall’accordo di Schengen nell’UE negli ultimi decenni, non è un mistero che molti laureati italiani abbiano preferito emigrare per raccogliere i risultati dei loro studi.

Soprattutto perché neanche una buona laurea garantisce un posto di lavoro nella loro città natale.

Dall’altro lato, piattaforme come Zoom, Team, o Meet hanno favorito la possibilità per i laureati italiani di lavorare da casa mentre i loro uffici esteri sono chiusi a causa della pandemia.

Leggi l’ultima ricerca del Sole- 24 Ore a riguardo.

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